…………………….. All’altezza del muro di cinta della piccola caserma Bonelli notò i corpi esanimi di tre ragazzi uccisi probabilmente non dalle bombe degli aerei. Bonelli notò che anche il commissario era rimasto sgomento dalla visione di quei due ragazzi uccisi. Era il tragico volto della guerra civile, della lotta fratricida …………………………

Il viaggio riprese. Bonelli si trovava nello stesso abitacolo di Rizzati. Notò in lui un profondo turbamento e ne comprese il motivo. Rivolgendosi a lui commentò: “ fino a pochi anni fa tutto questo sarebbe risultato inimmaginabile! Che brutto tiro ci ha giocato il destino”. Un attimo di pausa e ancora “crede al destino Commissario?”.

“Non credo al destino, esistono solo delle circostanze” replicò Rizzati e, dopo avere riflettuto pochi istanti, proseguì “ ogni evento, positivo o negativo che sia, nel momento in cui si realizza è legato a delle circostanze di per sé casuali o insignificanti ma che gli uomini, impropriamente, definiscono in seguito come circostanze volute dal destino”.

Improvvisamente si interruppe, guardò negli occhi il suo interlocutore e proseguì “ anzi …... pensandoci meglio esiste un unico grande destino che accomuna tutta l’umanità: vivere la profonda contraddizione tra il bene che è insito in ogni uomo e il completo fallimento del progetto di cui tutta l’umanità è artefice e che si realizza nella storia. Mi spiego meglio caro Bonelli, la nostra storia personale  è regolata dalla nostra coscienza, dalla nostra potenziale capacità di provare amore. Questa potenzialità si trasforma in sentimenti reali nel momento in cui noi riusciamo a dare un significato alla nostra vita. E tutto questo avviene perché credo fermamente che in ogni uomo ci sia un frammento di immortalità o forse perché, come insegnano i preti, Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza…... e poi c’è la storia, quella grande, quella che si legge sui testi scolastici e qualche volta anche nelle prime pagine dei giornali, quella che trova l’umanità incapace di realizzare questo sconfinato progetto di amore impresso in ognuno di noi. Questo è il destino!”

I due tacquero e si guardarono. Bonelli aggiunse quasi con voce commossa: “se questo è il destino dell’umanità non ci aspetta altro che disperazione!”. “Non credo” ribatté Rizzati “perseguire propositi di bene e continuare ad amare nonostante tutto è di per sé un grande traguardo che ci dà la possibilità di vivere serenamente e di continuare ad operare per un mondo migliore. L’amore è la nostra meta e la ricerca comincia da noi, da quanto già costruito con le persone a cui siamo legati sentimentalmente e da quanto saremo capace di costruire per gli altri. In questa prospettiva l’essere mossi a compassione segna l’inizio di questo viaggio. Credo proprio che sia in questa ricerca e non nel compimento della storia che si realizza il senso della nostra permanenza terrena . Diversamente sarebbe, come hai detto bene tu, non solo disperazione, ma tutto un fallimento!!”.

Rizzati rimase sorpreso dalle parole che aveva appena pronunciato. Per un verso era compiaciuto perché nonostante tutto, questa assurda guerra non aveva inaridito i suoi sentimenti. Ma era anche spaventato, era stata probabilmente un’imprudenza fare queste confidenze: anche qualcun altro avrebbe potuto sentire e, forse, la situazione attuale esigeva una mentalità più combattiva, più ottimista e  meno incline alla rassegnazione o a pensieri umanitaristico-religiosi. Alla fine prevalse il primo sentimento, quello più nobile e ripensò piacevolmente alle parole pronunciate a Bonelli. “ Del resto” rifletteva tra sé “eravamo tutti consapevoli da quando avevamo aderito alla RSI che gli invasori angloamericani ci avrebbero spazzato via. La nostra è stata una scelta di coerenza e non è certo in contraddizione con quanto ho appena pronunciato”.