Tarvisio, 29 Giugno 1996 - Elogio dell'Alpe Adria itinerario del cuore
....Che meraviglia! Chissà... ...sarà opera della potenza creativa della natura o frutto della fantasia del mio genio (perdonatemi la licenza poetica di manzoniana memoria)? Niente di tutto ciò: questa sagoma che punteggia il cielo è un'ardita opera dell'uomo ispirato certamente dal divino, una chiesucolo che spunta sulla sommità di una montagna apparentemente inaccessibile". Bene vi ho fatti partecipi della sensazione che provai la prima volta che vidi da fondovalle l'ardita figura del Santuario del Monte Lussari che, spuntando da un luogo impensabile, domina tutta la Val Canale. Una chiesetta dall'aspetto semplice, se vista da vicino, ma in quel contesto, incastonata fra i gioielli delle Alpe Giulie, diventa un segno tangente dell'esistenza del Paradiso, un giusto tributo ai sentimenti di fratellanza che hanno motivato la costruzione di questo santuario . L' antico borgo del Monte Sacro Lussari con la sua magica atmosfera, da secoli richiama migliaia di fedeli quale luogo di culto sacro ai popoli di lingua latina, tedesca e slava. Il Santuario è un crocevia di visitatori provenienti dai più disparati paesi d'Europa in un frenetico e colorito incrociarsi di lingue e dialetti diversi, in cui tutti i rancori e le differenze si ricompongono in nome del primato della pace e di una fratellanza che ci accomuna tutti.La stessa filosofia di pace e di accoglienza che contraddistingue tutta la Val Canale, per intenderci il tarvisiano, il cuore dell'Alpe Adria. Questa amena vallata è situata nell'estremo angolo nordorientale del Friuli, stretta fra le Alpi Giulie a Sud e le Alpi Carniche a Nord, posta a protezione della ridente Pianura del Basso Tagliamento dai gelidi venti continentali del bacino danubiano. E' un ambiente ancora fatto di boschi e montagne, fra cui l'uomo si è stabilito felicemente ma con discrezione. Il prologo a tutto cio, la soglia storica di questo microcosmo lontano dalle frenetiche convulsioni del vivere di oggi, è Pontebba. Andare oltre, addentrandosi nelle sue valli tinteggiare di prati, pini, faggete, abeti, vuol dire riscoprire i valori della convivenza armoniosa. Certo ci sono paesi, strade, autostrade, viadotti e linee ferroviarie, ma tutto è diluito nello spazio verde vastissimo, e ha conservato un rispettoso senso della proporzione con l'infinitamente grande. E finalmente, in uno splendito scenario naturale posto ai confini con l'Austria e la Slovenia, si giunge a Tarvisio con il suo caratteristico mercato. Ancora oltre si arriva ai suggestivi laghi di Fusine. Proprio non so come descrivere le sensazioni che si provano arrivando in prossimità di questo luogo. ......il lago di Fusine inferiore! questo specchio di acqua turchese in cui si riflettono le pareti maestosi del Monte Mangart, un immagine che sembra essere stata presa in prestito da qualche tela impressionista!
Questa è la Val Canale. Il cammino dell'uomo qui si è insinuato con modestia in una natura emozionante e superba senza mai pensare neppure lontanamente di poterne scalfire il dominio. Sicuramente la più difficoltosa di tutte le convivenze pare essere quella dell'uomo con la natura. Diversamente il tarvisiano fa parte di quei pochi angoli del globo in cui questa lotta per primeggiare sembra non avere fatto perdenti, e uomo e natura si trovano a proprio agio in armonia: la natura è rimasta come le compete, maestosa e grandiosa, e l'uomo, per l'appunto, solo umano. E così qui gli uomini si sono costruiti, seguendo la tradizione della civiltà montanara, le loro case decorose, essenziali, caratterizzate, a volte, nei posti non facilmente raggiungibili dai benefici della modernità, da quell'acre odore di sterco ancora utilizzato come combustibile. Questi valligiani hanno sfruttato al massimo la forza e la potenzialità dell'ambiente: le sue alture inespugnabili, dove edificare manieri sicuri; le vallate sicure e protette, dove costruire paesi che si posano dolcemente su per i pendii e dove pascolare gli armenti; i boschi infiniti a vista d'occhio, da cui ricavare legname per costruirsi l'utile, e infine i corsi d'acqua, origine della vita stessa e riserva di energia ma anche canali di comunicazione con il mondo esterno.
E da questo rispetto di ruoli e proporzioni deriva un senso di serenità e quasi d'equilibrio cosmico che dà pace al cuore. E con la forza dell'immaginazione, chiudendo gli occhi, vedo un uomo di bassa statura (che sarei poi io) che qui vuole dare vita alla propria genia ed elaborare profonde teorie, che corre, arrampica, va in bicicletta e non si ferma mai, e qualora non ce la facesse più, continuerebbe a spaziare tra queste immensità con il proprio cuore.
E per chi ha avuto la pazienza di seguirmi, non importa se abbia mai visitato il tarvisiano: importante è ricercare con le stesse modalità un proprio itenerario del cuore in cui ritrovare simili emozioni, avventurandosi sino alle porte dell'oblio dei propri valori perduti.
f.c.